Giava in famiglia prima tappa – Due giorni nel Parco Nazionale di Meru Betiri. Sukamade beach e tartarughe marine
Dopo una breve sosta di una notte in albergo a Jakarta, il nostro viaggio in famiglia a Giava è iniziato con un piccolo salto interno che sapeva già di avventura pregustando la prima meta.
Il nostro obiettivo era raggiungere il Parco Nazionale di Meru Betiri, nella parte orientale di Giava, per vivere una delle esperienze più emozionanti dell’Indonesia: vedere le tartarughe marine deporre le uova a Sukamade Beach.
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Da Jakarta abbiamo preso un volo per Banyuwangi: 5.827.440 Rupie, circa €345 in totale. Non poco, ma sapevamo che ci avrebbe portati dritti verso una delle esperienze più autentiche di tutto il viaggio.
Appena atterrati abbiamo trovato ad aspettarci il driver che avevamo contattato dall’Italia. Prima di dirigerci verso la homestay, però, abbiamo fatto una tappa a Muncar, un porto coloratissimo.
Le barche colorate di Muncar


Il porto era un’esplosione di colori, con decine dibarche dipintecontonalità accese, dettagli decorativi, scritte e simboli. Ogni imbarcazione sembrava raccontare una storia diversa: occhi dipinti sulla prua come portafortuna, bandiere che sventolavano leggere, vernici consumate dal sole e dalla salsedine. Ilprofumo del mareel’odore del pesce(non sempre piacevole, bisogna ammetterlo…) si mescolavano alla vita quotidiana dei pescatori, tra cassette scaricate a mano, reti sistemate con pazienza e motori che rombavano in sottofondo.
Non era un luogo “costruito” per i turisti, ma unangolo di Indonesia vera. Qui la giornata inizia presto, tra chi rientra dalla pesca notturna e chi si prepara a salpare di nuovo. I bambini osservano curiosi, qualche sorriso timido si trasforma in un saluto e noi ci sentiamo improvvisamente piccoli spettatori di una scena autentica, che si ripete ogni giorno lontano dai riflettori.
Ci siamo fermati ad osservare, a scattare qualche foto, ma soprattutto a respirare quell’atmosfera così intensa.Senza fretta. Lasciandoci avvolgere dai colori, dai rumori, dagli odori. Già lì abbiamo capito che Giava non sarebbe stata solo una meta da vedere, ma un luogo da vivere. E che ci avrebbe regalato emozioni forti, vere, senza filtri.
Sarongan, base per visitare il Parco Nazionale di Meru Betiri
Saronganè uno dei villaggi più autentici vicino a Sukamade, lontano dai circuiti turistici tradizionali, è un’ottima base per visitare ilParco Nazionale di Meru Betirinella parte orientale di Giava
La scuola del villaggio di Sarongan

Arrivati al villaggio di Sarongan, chiacchierando con Sri, la proprietaria dell’Adventure Turtle Homestay, abbiamo scoperto che avremmo potutovisitare lascuola del villaggiofrequentata da sua figlia.
E così dopo un’oretta ci siamo presentati al cancello, così, senza troppa organizzazione. E’ stato unmomento che ci ha toccato il cuore.
I bambini ci hanno accolto concuriosità e risate. Ci hanno mostrato un ballo che stavano preparando, abbiamo potuto vedere le loro aule e chiacchierato un po’. Non servivano grandi parole, bastavano gli sguardi, i giochi improvvisati, qualche parola in inglese, Google Translate etanti sorrisi. Vedere nostra figlia interagire con loro, anche solo per pochi minuti, è stato uno di quei momenti che ti ricordano perché viaggiare in famiglia è così importante.
Il viaggio diventa scambio. Diventa incontro.
Una passeggiata nel villaggio
Nel pomeriggio abbiamo fatto una semplice passeggiata nei dintorni del villaggio di Sarongan.
Risaieche si aprivano a perdita d’occhio,gallineche attraversavano la strada senza alcuna fretta,bambini che salutavano sorridendo,uomini seduti davanti alle casea chiacchierare all’ombra.
Lanaturaqui è ovunque. Non è uno sfondo: è parte della vita quotidiana.Camminare lentamente, senza programmi rigidi, ci ha permesso di entrare in sintonia con il ritmo del posto. Un ritmo diverso dal nostro, più lento, più essenziale.


Durante la passeggiatasiamo stati invitatia casa dei genitori di Sri. Un’abitazione molto semplice, con pareti essenziali e un piccolo spazio esterno dove si svolge gran parte della vita familiare. Ci hanno accolti con unagentilezza disarmante.
Il papà ci ha fatto assaggiare iljackfruit, enorme e profumatissimo, che raccoglie lui stesso arrampicandosi sugli alberi (e nonostante l’età, con un’agilità davvero sorprendente!). Vederlo raccontare con orgoglio il suo lavoro quotidiano è stato bellissimo.
Abbiamo poi assaggiato anche lo zucchero di cocco, che producono in maniera completamente artigianale. Un sapore intenso, caramellato, diverso da qualsiasi zucchero a cui siamo abituati.
Sono stati momenti semplici ma anche tra quelli che resteranno maggiormente nella nostra memoria. Perché non abbiamo solo visitato un luogo: siamo entrati, anche solo per un attimo, nella vita di qualcuno.
Dormire a Sukamade Beach per assistere alla deposizione delle uova delle tartarughe marine
Il momento più atteso è arrivato nel pomeriggio.
Dopo pranzo siamo partiti versoSukamade Beach, nelcuore delParco Nazionale di Meru Betiri, una delle zone più selvagge della Giava orientale e uno dei pochi luoghi in Indonesia dove è possibile assistere alla deposizione delle uova delle tartarughe marine.
Lungo il tragitto abbiamo fatto una tappa a dir poco tragica a Green Bay. In realtà mentre stavamo affrontando il ripido sentiero che porta alla spiaggia ha iniziato a piovere, il selciato è diventato scivoloso e i k-way non sono stati sufficienti ad evitare di bagnarci dalla testa ai piedi. Conclusa questa tappa da dimenticare ci siamo asciugati e rimessi in viaggio.
Il tragitto verso Sukamade è stato lungo e impegnativo. Lasciata la strada asfaltata abbiamo proseguito tra curve e strade sterrate, guadando fiumi con la jeep e con il rumore della giungla tutto intorno. È statoun piccolo safari.
È possibile entrare nel Parco naturale solo con le guide accreditate e con fuoristrada, in modo dapreservare l’isolamento dal resto del mondo e dal turismo di massa.



Una volta arrivati a Sukamade ci siamo sistemati nella nostra camera, abbiamo cenato in maniera semplice ma soddisfacente epoi in silenzio, guidati dai ranger siamo andati sulla spiaggia al buio ed in attesa.
Quando il ranger ha ricevuto una chiamata sul walkie-talkie ci siamo spostati al buio lungo la spiaggia fino a che abbiamo assistito alla deposizione delle uova di una tartaruga marina.
Vederla scavare la sabbia, arrivare in un posto sicuro della spiaggia e deporre le uova è stato qualcosa di difficile da descrivere. Nessuna foto o video possono raccontare davvero quell’emozione. Solo il buio, il rumore delle onde e la consapevolezza di assistere a unmomento antichissimo, che si ripete da milioni di anni.
Eravamo stanchi. Ma incredibilmente felici.
Il rilascio delle baby turtles all’alba sulla spiaggia di Sukamade

La notte è stata breve. Poche ore di sonno, interrotte dai rumori della foresta e dall’adrenalina che ancora ci scorreva addosso. Eppure, quando lasvegliaè suonataprima dell’alba, ci siamo alzati senza esitazione. C’era un appuntamento che non volevamo perdere.
All’alba eravamo di nuovo sulla spiaggia. Il cielo iniziava appena a tingersi di rosa e arancio, il mare era calmo, quasi immobile. L’aria fresca del mattino rendeva tutto più silenzioso, più sospeso.
Questa volta per un momento ancora più delicato: ilrilascio delle baby turtles.
L’attività viene organizzata dai ranger del parco, che raccolgono le uova deposte e le portano in una struttura protetta dai predatori e una volta schiuse vengono rilasciate in mare.
Ci è stato consegnato un secchiello pieno di piccole tartarughine piccolissime, fragilissime, grandi poco più di un palmo di mano. Eppure già così determinate. Le abbiamoappoggiate sulla sabbiae le abbiamoviste iniziare il loro cammino verso il mare instancabili, guidate solo dall’istinto.
Si sentiva solo il rumore leggero delle onde e il fruscio delle loro minuscole pinne sulla sabbia. Era impossibile non emozionarsi. In quei pochi metri verso l’acqua c’era tutta la loro sfida: sopravvivere, crescere, un giorno forse tornare proprio lì a deporre le loro uova.
C’è qualcosa di profondamente simbolico in quel gesto: un inizio, unviaggio che comincia, pieno di incognite ma anche di possibilità.
Anche per noi, in fondo, era solo l’inizio di un’avventura a Giava che ci avrebbe messi alla prova, ci avrebbe stancati, ma soprattutto ci avrebbe riempito il cuore.


Dove dormire nel Parco di Meru Betiri e costi del tour a Sukamade

Per quest’avventura nella Giava orientale abbiamo alloggiato laprima e la terza notte all’Adventure Turtle Homestay(€71 in totale), dove siamo stati davvero molto bene: camere semplici ma pulite, ottimo cibo preparato da Sri e da sua sorella, accoglienza calorosa. Un posto autentico, immerso nel verde dove ci si sente subito parte del villaggio.
Laseconda notteinvece l’abbiamo trascorsa direttamente aSukamade Beach, in un alloggio molto spartano. Essenziale è dire poco: letti semplici, pochissime comodità, rumori della natura e pochissime ore di sonno.
Abbiamo dormito poco, è vero, ma è stata un’esperienza unica, di quelle che ti restano addosso. Di quelle che, anche se scomode, non cambieresti con nulla.
Peril tour, organizzato sempre tramite l’homestay (driver, ingressi al parco, guida per le tartarughe la sera e la mattina, una notte a Sukamade, cena e colazione), abbiamo speso 4.250.000 rupie,circa 250 euro in totale.
Per il nostro budget di viaggio è stata una cifra importante, decisamente più alta rispetto alla media delle altre tappe. Ma è una di quelle esperienze che rifaremmo senza pensarci due volte.
Sukamade e le tartarughe: la magia di Giava che resta nel cuore
Sono stati due giorni intensi.Non è stata una tappa “comoda” ma è stata una delle più belle.
Immersi nella natura più autentica,lontani dal turismo di massa, a contatto con persone vere e con ritmi essenziali. Giava ci ha accolto così: senza filtri.
E anche se è stata una delle tappe più costose del nostro viaggio, è stata anche una delle più significative. Perché alla fine, quando torni a casa, non ricordi la stanchezza.
Ricordi solo la magia!!







